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Comunicati stampa

Questa sezione presenta e accoglie informazioni ufficialmente diffuse da organismi istituzionali nazionali, comunitari, sovranazionali e internazionali, da centri di ricerca e da organizzazioni rappresentative di interessi diffusi.



SOER 2015 - I dati in dettaglio
Fonte Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare


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Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale - ISPRA: NOTA SINTETICA SULL’ORSO DANIZA


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Sistema Nazionale Protezione Ambiente: approvato il Programma triennale 2014


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Molto elevati i livelli di inquinamento atmosferico nell’Europa Occidentale


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International Agency for Research on Cancer: Outdoor air pollution a leading environmental cause of cancer deaths


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Commissione Europea
FLASH EUROBAROMETRO 360 - RISULTATI PER L'ITALIA


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La Repubblica
Rifiuti tracciabili, il grande imbroglio. Domiciliari all'ex sottosegretario Malinconico


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La Repubblica
Emergenza arsenico nel Lazio. Livelli alti a Viterbo e nel pane


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Feder Utility
Arsenico e acqua: problema risolvibile con progetti industriali, ma...


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Squinzi: regole UE omogenee per garantire la nostra competitività


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European Commission - Environment - Consultations
Consultazione pubblica per la revisione del Quadro normativo dell'Unione Europea sulle ispezioni ambientali.


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Ministro dell'Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare
DAL GOVERNO MONTI UN'AGENDA VERDE PER LA CRESCITA


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ISPRA - Stato dell'ambiente 2011: aria e suolo restano tra le priorità del Paese


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Il ministro Clini su rifiuti, nucleare, green economy ed altro


RIFIUTI: EMERGENZA A ROMA FAREBBE PERDERE CREDIBILITÀ ALL'ITALIA
"Io sono ottimista. Voglio sperare che la Capitale non si trovi in una situazione che farebbe perdere credibilità all'intero Paese. Aspettiamo che il commissario ci dia delle informazioni e mi auguro che le amministrazioni competenti si assumano la responsabilità di scegliere. A Roma c'è stata una evidente incapacità di decidere da parte delle amministrazioni che sta portando Roma vicino a una situazione di emergenza. Purtroppo la reazione delle istituzioni e dell'amministrazione è stata tutta concentrata sul sito della discarica, con veti incrociati: Provincia e Comune hanno chiesto di nominare un commissario perché non erano in grado di fare delle scelte ma quando si tratta di fare scelte si mettono di traverso".

NUCLEARE: NO PREGIUDIZI MA È IN FASE DI OBSOLESCENZA
"Il nucleare è una tecnologia usata a livello internazionale, molto usata in Europa, ma anche in fase di obsolescenza, e non solo per ragioni di sicurezza. Il piano nucleare per l'Italia era stato immaginato sugli impianti francesi, che hanno caratteristiche che non li rendono disponibili ovunque. C'è stato errore in Italia su questo: io sarei nuclearista però gli impianti vanno collocati nel loro contesto. L'errore in Italia è stato mettere avanti l'opzione nucleare prima di fare una valutazione di fattibilità in relazione alle tecnologie. Però” - ha aggiunto – “dobbiamo continuare a lavorare su nucleare e ricerca, combustibile di nuova generazione, avere pregiudizi ma di prendere atto che tecnologie che cominciano ad essere obsolete rispetto a innovazione tecnologica e diversificazione in corso''.

RINNOVABILI: INCENTIVI NON DETERMINANO AUMENTO BOLLETTA


"Non è vero che l'incentivo sulle fonti rinnovabili determina aumento bolletta energetica''.

RIO+20: UN MIRACOLO, SALVATI VINCOLI AMBIENTALI
"Rio+20 è stato un miracolo più che un successo, perché fino a due giorni prima della conclusione l'ipotesi più concreta era il fallimento, che avrebbe significato la chiusura a livello internazionale di una prospettiva di lavoro, di progresso, verso lo sviluppo sostenibile. Avrebbe significato cioè che la stagione aperta nel 1992 si sarebbe chiusa nel 2012. Questo era atteso da molti, a partire dall'industria energetica mondiale che si augurava che da Rio+20 uscissero allentati i vincoli internazionali sulle politiche ambientali".

AMBIENTE: GREEN ECONOMY È LA CHIAVE PER SVILUPPO FUTURO
"La domanda crescente di energia, di acqua e cibo a livello globale mette sotto stress le economie nuove. La possibilità di affrontare il futuro è legata ai sistemi che consentono di garantire la crescita senza consumare risorse naturali ed energetiche in maniera tale da compromettere il futuro. La chiave quindi è l'efficienza, e questa è la green economy"



Dott.ssa Caterina Fortuna eletta vice presidente IWC


"La dott.ssa Caterina Fortuna, ricercatrice ISPRA e rappresentante italiano nel Comitato Scientifico della IWC (Commissione Baleniera Internazionale), organismo che si occupa della regolamentazione della caccia alle balene, è stata eletta alla vice-presidenza di detto Comitato.
La nomina, avvenuta pochi giorni fa a Panama City, dove si stanno svolgendo i lavori di detta Commissione, costituisce un importantissimo riconoscimento delle competenze della dott.ssa Fortuna e, quindi dell'ISPRA, ed assume particolare valore perché tale nomina prevede che, trascorsi i 3 anni di mandato, il vice-chair diventi Presidente del Comitato Scientifico della IWC."


Leggi la notizia sul sito ISPRA.



La manipolazione dei fatti al posto degli impegni


La scienza continua ad essere umiliata, derisa, calpestata dall'ignoranza dei più (ma non è colpa loro) e da astuti capipopolo (e questa è colpa loro!) che tentano di costruire immeritate e repentine fortune politiche, spacciando crusca per grano, ergendosi a giudici e, millantando crediti malamente acquisiti, cacciando balle. Il loro seguito è assicurato dalla credulità di gente sinceramente spaventata, fino alla psicosi collettiva, che altro non aspetta che di credere a salvifici roghi purificatori.
Che dire dunque? Che un popolo meno emotivo avrebbe da tempo fatto tesoro dagli errori del passato e cercherebbe, razionalmente, di porvi rimedio. Disastri come terremoti, dissesti idrogeologici, degrado del suolo, della qualità dell'acqua e dell'aria hanno cause naturali, in cui la componente umana gioca un ruolo determinante nella concatenazione degli eventi e nei danni conseguenti. Così pericoli che si manifestano in ambienti ed in territori vulnerabili, producono rischi, sempre sottovalutati, che talora o spesso si concretizzano in danni e tragedie, con vittime, perdite patrimoniali e drammi sociali, costi per la collettività e per i singoli. L'Italia ha la memoria corta e un approccio alla soluzione di problemi plurisecolari ancor meno solido. Stiamo ora parlando di terremoti, ieri di frane e di alluvioni e il ciclo proseguirà. Mai nessuno che valuti quanto ci costa ripristinare i danni e quanto ci costerebbe evitarli con una saggia politica di programmazione di messa in sicurezza del territorio.
L'esempio del terremoto e delle norme sismiche è clamoroso (ma lo stesso vale per il rischio idrogeologico): oggi si deve costruire gli edifici in base alle carte di pericolosità con criteri antisismici. E il patrimonio edilizio esistente, privato o pubblico? Si deve adeguare nel caso di ristrutturazione, altrimenti no. Come sarebbe bello se, invece di continuare a costruire nuove case (spesso inutili seconde o terze, con danno e sfregio del paesaggio), soprattutto in un momento di grave crisi economica come quella attuale, lo Stato attivasse un circuito virtuoso, che prevedesse la erogazione di mutui pluriennali a bassissimo tasso, di cui esso stesso coprisse le parte eccedente, per adeguare l'intero patrimonio edilizio (e monumentale) nazionale in un lasso di tempo di alcuni anni. Sarebbe un volano formidabile per l'economia e finalmente si invertirebbe la tendenza. Questo in un paese ideale. Lo sarà mai l'Italia? Ci sforziamo di credere di sì. (a.z.)

I terremoti si prevedono. Ma si dimenticano
Mario Signorino
…La classe politica, la classe dirigente e la società civile appaiono prigioniere di una stessa colpa collettiva, una sorta di “patto di desistenza” che, rifiutando la prevenzione, espone l'Italia senza difesa al proprio destino violento…
I disastri finiscono nel dimenticatoio per poter continuare a ignorarne la terribile minaccia, sperando che il prossimo Big One tardi al massimo e tocchi alle generazioni future…
Non ci sono alibi per la nostra inattività. Grazie agli studi condotti sugli eventi del passato, abbiamo tutte le informazioni che servono per decidere. Quegli studi ci predicono il futuro. Oggi siamo in grado di prevedere i terremoti e la loro entità, rimanendo oscuro solo il “quando”; possiamo valutare per ciascun centro abitato qual è il rischio a cui è esposto e qual è la sua vulnerabilità. Saremmo perciò in grado di limitare fortemente i danni. Il guaio è che non vogliamo assumere impegni importanti a lunga scadenza. Quel che avviene dopo ogni terremoto, la subitanea dimenticanza dopo i lamenti e le critiche dei primi giorni, è la prova che fare prevenzione sismica in Italia continua ad essere una missione impossibile. Sarà così anche stavolta.
Un vertice istituzionale che su questo problema capitale non dà risposte, se non di tipo strettamente emergenziale, scoraggia anche le iniziative politiche delle associazioni non governative. Vien voglia di smettere. A che serve chiedere a questo governo, come abbiamo fatto con quelli che lo hanno preceduto, qualcosa che non vuole o non può dare? In un paese come l'Italia, la prevenzione sismica non è una questione meramente tecnica, e neanche un problema di protezione civile (che infatti finora non l'ha affrontata): è un problema politico, di sistema, che richiederebbe un drastico cambiamento delle priorità di governo. Insomma, qualcosa che richiederebbe straordinarie capacità progettuali e di leadership.
Ma di ciò non c'è traccia, siamo anzi in una situazione d'indigenza, con una politica assente, che costringe a improvvisare scelte fondamentali – ad esempio, che cosa e come ricostruire, innovare o riprendere le tracce culturali del passato - nelle condizioni peggiori, nel vivo del disastro, senza alcun preventivo confronto approfondito.
È noto che le misure di difesa dai terremoti non fanno eleggere nessuno e spezzano anzi molte carriere politiche. E tuttavia sono un impegno a cui una classe politica degna non può sfuggire, se non riconoscendo di essere vecchia, parassitaria, incapace di buongoverno. Allo stesso modo, una classe dirigente e una società civile che non curano e proteggono il proprio territorio non sono degne di prosperare. Tutti questi soggetti sono prigionieri di una stessa colpa collettiva, una sorta di “patto di desistenza” che, rifiutando la prevenzione, espone l'Italia senza difesa al proprio destino violento.
l'Astrolabio 30 maggio 2012


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Chemical Safety Assessment and further recommendations for registering nanomaterials


The Commission services initiated REACH Implementation Projects on Nanomaterials (RIP-oNs) in 2009 in order to evaluate the applicability of the existing guidance to nanomaterials and, if needed, develop tailored advice. These further updates implement the parts of the project relevant to the Chemical Safety Assessment of nanomaterials (RIP-oN3) on aspects such as occupational exposure estimation, dose-response characterisation for human health and for environment.
The appendices, which follow the recent publication of the updates related to information requirements, will further enhance the advice to registrants of substances in the nanoform a full year in advance of the next REACH registration deadline (31 May 2013). Due to the tight timeline and as the RIP-oN3 report had already been the subject of consultation with relevant stakeholders before being handed over to ECHA, the Guidance's update was undertaken via a fast-track procedure.
The published guidance updates provide specific advice on Chemical Safety Assessment to registrants who are preparing registrations for substances in the nanoform or updating previously submitted registrations. Further information
Guidance on Information Requirements and Chemical Safety Assessment for nanomaterials http://echa.europa.eu/web/guest/guidance-documents/guidance-on-reach
ECHA 25 maggio 2012


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Higher EU greenhouse gas emissions in 2010 due to economic recovery and cold winter


Greenhouse gas emissions increased in 2010, as a result of both economic recovery in many countries after the 2009 recession and a colder winter. Nonetheless, emissions growth was somewhat contained by continued strong growth in renewable energy sources. These figures from the greenhouse gas inventory published by the European Environment Agency (EEA) today confirm earlier EEA estimates. Emissions increased in 2010. This rebound effect was expected as most of Europe came out of recession. However, the increase could have been even higher without the fast expansion of renewable energy generation in the EU. Greenhouse gas (GHG) emissions of the 27 Member States of the European Union (EU-27) increased by 2.4 % (or 111 million tonnes CO2 equivalent) between 2009 and 2010. This can be partially explained by the fact that there was a sharp 7.3% (or -365 million tonnes) decrease of emissions between 2008 and 2009. The EU remains fully on track to meet its Kyoto target. The long-term reduction trend continued, since EU-27 greenhouse gas emissions still remained 15.4 % below 1990 levels in 2010. Emissions in the 15 Member States with a common commitment under the Kyoto Protocol (EU-15) in 2010 were 11 % below the Kyoto Protocol base year. These consolidated figures confirm earlier estimates for the EU, published by the EEA in October 2011. “Emissions increased in 2010. This rebound effect was expected as most of Europe came out of recession,” EEA Executive Director Jacqueline McGlade said. “However, the increase could have been even higher without the fast expansion of renewable energy generation in the EU.”

Why were greenhouse gas emissions higher?
Higher emissions were partly due to the economic recovery (GDP grew by 2 % in the EU in 2010), as many European countries emerged from the 2009 recession. Higher final energy demand (+3.7 % in 2010) also contributed to the emissions growth. Moreover, the winter in 2010 was colder than in the previous year, leading to higher heating demand.
However, GHG emissions growth was contained by several factors. As in previous years the growth in the use of renewable energy sources continued in 2010 with a 12.7% increase of total consumption of energy from renewable sources. In addition, gas prices fell markedly in 2010 and EU total consumption of gas used for energy purposes went up by 7.4%. The higher share of gas led to an improved carbon intensity of fossil fuel consumption in many Member States.

Other findings
  • Emissions were higher in most of the key sectors in 2010, particularly those sectors relying on fossil-fuel combustion. Sectors with the highest GHG emissions growth included: CO2 emissions from residential and commercial sectors (caused by a higher heating demand due to a colder winter); CO2 emissions from manufacturing industries and construction (including iron and steel process emissions); and CO2 emissions from public heat and electricity production.
  • Road transport emissions continued to fall in 2010, despite more demand for freight transport.
  • Higher industrial activity during 2010, after the economic contraction in 2009, appears to have led to higher final energy demand and related emissions in those sectors covered by the EU emissions trading scheme (EU ETS) compared to other sectors.
  • Among the greenhouse gases reported to the United Nations Framework Convention for Climate Change (UNFCCC), carbon dioxide (CO2) accounted for the largest increase in emissions in 2010. The gas represented 82 % of total EU GHG emissions.
  • Industry emissions of hydroflourocarbons (HFCs), extremely potent GHGs, grew significantly in 2010, continuing the upward trend observed since 1990.
  • Methane (8.6 % of total EU GHG emissions in CO2 equivalent) and nitrous oxide (7.2 %) declined.
  • Germany, Poland and the United Kingdom accounted for 56% of the EU's total net increase in GHG emissions. The relative growth in emissions was highest in Estonia, Finland, Sweden and Latvia. Spain, Greece and Portugal again reported lower GHG emissions in 2010.
(EEA 30 maggio 2012)


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Acque pulite nella maggior parte delle destinazioni turistiche dell'UE


Buone notizie per chi progetta una vacanza in spiaggia in Europa per questa estate. Il 92,1% delle acque di balneazione dell'Unione europea soddisfano attualmente gli standard minimi di qualità fissati dalla direttiva sulle acque di balneazione. Tale percentuale comprende il Serpentine Lake di Londra, cioè il lago che ospiterà diverse manifestazioni olimpiche incluse la gara di nuoto di fondo e la sezione nuoto del triathlon. I risultati provengono dall'ultima relazione annuale sulle acque di balneazione dell'Agenzia europea dell'ambiente (AEA) e della Commissione europea, che descrive la qualità delle acque in oltre 22000 siti di balneazione europei (spiagge, fiumi e laghi) nel corso dell'anno passato.

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Protected areas: a key element of Europe's sustainable future


Europe's protected areas play a key role in protecting biodiversity. But they are also a critical component of the continent's economy, contributing over EUR 15 billion a year in jobs, food, and other services for the people of Europe. 2012 marks both the 20th anniversary of the most important international multilateral agreement on Biodiversity, the UN's Convention on Biological Diversity and of the most important EU piece of legislation on nature and biodiversity, the EU's Habitats Directive. As today, 22 May, is international biodiversity day, it provides an ideal opportunity to examine the state of protected areas today and the many benefits they provide. Protected areas are sites with defined boundaries designated by national governments with the intention of conserving the area's natural habitats, species and ecosystems, not only on land but also in the sea. They are also elements of the broader national territorial planning system.
They have long been established to conserve wild game, or to protect natural beauty so it can be enjoyed by visitors. However, the current rationale for designating a protected area in Europe combines two main motivations. Firstly, there has been a growing recognition of the role protected areas play in safeguarding biodiversity. But in addition to this concern for biodiversity there has been an acknowledgement that protected areas are vital parts of the European economy.

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